La chiesa e il territorio
La chiesa di Loreto e' stata costruita nei pressi di una profonda depressione naturale che raccoglie le acque torrenziali e che in molese viene comunemente chiamata "mena".
Tale “mena” o lama, denominata di "San Giuseppe", ha rappresentato, anche per la vicinanza del cimitero, un limite naturale allo sviluppo urbanistico della citta' in questa direzione.
La zona e' ricca di frantoi ipogei scavati nel tufo: a monte abbiamo quel che resta delle cavita' parzialmente naturali site sui margini della lama di San Giuseppe (in passato luogo di traffici clandestini e leggende, che ha come sbocco a mare proprio la cala di Loreto), e la stessa chiesa di Loreto sembra essere sorta su una cappella precedente, a cui era annesso un "giardino, col pozzo, cisterna e grotta sotto il sasso". Per sasso si intende un consistente bancone di roccia tufacea nel quale sono state scavate le grotte-frantoio, utilizzate come rifugio antiaereo durante il secondo conflitto mondiale. Queste grotte sono andate distrutte negli anni Settanta, a seguito della costruzione di edifici in via Principe Amedeo. Tutta la zona retrostante la chiesa di Loreto era caratterizzata, prima che vi si costruisse, dalla presenza di questa grande massa rocciosa calcarea. La stessa via Lecce in questo punto, si presenta come una “collinetta” che puo' far pensare ad un monte, da cui poi deriva il termine a mundereite, cioe' la Madonna di Loreto, indicando cosi' il monte/la Madonna di Loreto.
Il porto della cala di Loreto e' stato immortalato da una incisione del De Pre'z nel "Vojage Pittoresque" del Saint-Non, effettuata tra il 1781-1786, ed e' situato allo sbocco della lama.
Per questo porto le scarse fonti storiche sono integrate dalla tradizione orale, che ha tramandato diverse leggende, sempre legate al trasporto illecito di merci verso i paesi dell’entroterra.
Tra le altre merita un ricordo la leggenda che lega la fondazione della chiesa di Loreto al rinvenimento della immagine miracolosa della Madonna in una cassa trasportata dal mare.
Questa leggenda e' stata confutata dal De Santis, che riferisce come l'immagine sacra sia stata rinvenuta eseguendo degli scavi in un giardino di proprieta' della famiglia Sabinelli.
La storia e la leggenda offrono anche in questo caso un esempio dello stretto legame mare-lame-grotte, connubio indissolubile in cui affondano le radici di Mola.
