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214° ANNIVERSARIO 22 febbraio 2008 La Chiesa, Casa del popolo di Dio e faro di luce Nell’odierna celebrazione della memoria della Dedicazione di questo Tempio Santo in onore della Vergine Lauretana, nella gioiosa cornice del 420° anniversario di costruzione della stessa Chiesa, risuonano nella mente le parole di Salomone, il quale dopo aver fatto costruire il tempio di Gerusalemme si chiedeva: “Ma davvero Dio abita con l’uomo sulla terra? Ecco il cielo e la terra non possono contenerlo; quanto meno dunque questa casa che ho edificato io?” (2 Cron. 6,18; cf. 1 Re 8,27). Si, è possibile, anzi il nostro Dio è il Dio vicino all’uomo, Egli non ama tanto stare nel suo castello, in pantofole e in poltrona. E’ un Dio che da sempre ama stare con il Suo popolo e abitare dove abita il suo popolo. A Israele, “suo popolo” disse un giorno: “Porrò la mia tenda in mezzo a voi… camminerò con voi e sarò il vostro Dio come voi sarete il mio popolo…” (Lev. 26,12). In un altro passo biblico veterotestamentario apprendiamo il “Suo progetto”: "Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura…Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita; fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia”. (Ez. 34,11.16). Il Tempio, dunque, è la dimora di Dio con gli uomini. In questo Tempio potremmo dire che Dio vi abita da più di 400 anni. I lavori di costruzione di questo edificio iniziarono nel 1588, anno dopo la donazione della piccolissima cappella, fatta al Capitolo, da parte della famiglia Sabinello. Le fonti storiche ci informano che i lavori iniziarono il 1588 e terminarono nel 1592, ma la consacrazione avvenne il 22 febbraio 1794. Il 10 dicembre 1950 l’Arcivescovo Mimmi eresse la parrocchia col titolo di S. Maria di Loreto. Ma Dio ha davvero bisogno di abitare in una dimora fatta da mani d’uomo? S. Paolo dice: “Santo è il Tempio di Dio che siete voi” (1 Cor. 3,13). Nella vita sociale le persone non si identificano nelle strutture, ma è innegabile che le strutture abbiano la loro importanza; la famiglia, ad esempio, necessita di un luogo stabile per incontrarsi e condividere, così, esperienze, momenti aggregativi, spirituali e di convivialità fraterna. Anche la Chiesa, “famiglia di Dio” (Tm 3,15), necessita perciò di strutture. La chiesa è, dunque, Tempio, casa di Dio tra le case degli uomini, ma primariamente “dono che viene dall’alto”. Per la costruzione di questo edificio, tra il 1594 e il 1597, ci furono numerose donazioni, le fonti storiche ci informano ancora che il patrimonio posseduto era costituito da “terreni, fabbricati, doni votivi preziosi, pecore, capri, e altri animali domestici” (Archivio Capitolare, vol. III in A. Mancini, Mola di Bari e le sue Chiese. Tip. Del Sud Bari 1975). Interessante anche un’altra annotazione: “Degna di memoria la generosità della Signora Rosa de’ Mancino di Monopoli che, con atto del 9 maggio 1589, donava alla Chiesa della Madonna di Loreto in Mola, case e terreni di sua proprietà, in rendimento di grazie alla Vergine per essere stata prodigiosamente liberata dalle carceri di Trani, ove per lungo tempo era stata detenuta per false accuse” (A. Mancini p. 52). E ancora: “completata la Chiesa, …con atto pubblico del 1595… il sig. Francesco di Aloia lasciava i fondi necessari per la costruzione dell’altare della B. Vergine del Carmine (Archivio Capitolare vol. II p. 284) e nel 1600 il governatore della città, sig. Felice Cherubino, contribuì largamente per la costruzione del pergamo, dell’organo e dell’annessa cantoria perché la Madre di Dio venga lodata con Solennità”. A questo punto, dopo queste informazioni, mi sorge spontaneo chiedere a me e a voi: Cosa ha spinto questa gente, degna della nostra ammirazione e considerazione, a donare tutti questi svariati beni e proprietà affinché questo Tempio splendesse di arte e bellezza? A mio modesto parere la fede! Una più forte considerazione di Dio e delle Sue cose portava loro a non anteporre se stessi a Dio e tutto ciò si esprimeva in un’attenzione più forte e radicale per la Chiesa sviluppando così un forte senso di appartenenza, che era veramente la “propria Chiesa-casa” con manifeste attestazioni di sacrifici e rinunce personali a vantaggio di Essa. In realtà di questo passato colpisce il fatto che molti hanno messo “mano alla tasca” e hanno “tirato fuori” risparmi e rendite mettendole a disposizione della Chiesa di Dio che si stava costruendo, il tutto con stile di generosità, amore e dedizione. Chi ci ha preceduto non ha indetto assemblee e consigli per valutare e individuare organismi competenti a cui chiedere contributi per la costruzione e dotazione di arredi, suppellettili sacre e altro… Tra gli oggetti di culto, ad esempio, che la nostra Chiesa possiede di più prezioso, non ci sono incisioni di enti pubblici ma di privati che hanno donato qualcosa in memoria di alcuni loro cari estinti e non. Come attuale Parroco di questa comunità sento il bisogno oggi di pregare per tutti i generosi benefattori di questa comunità che ci lasciano una preziosa esemplarità, una tangibilità del loro aver amato intensamente questa Chiesa e non solo attraverso parole e atteggiamenti incoerenti o, peggio ancora, ipocriti. Non compete a me commentare la bellezza artistica e architettonica del nostro tempio, per questo vorrei spendere qualche parola, piuttosto, circa la Chiesa fatta di pietre vive, comunità di credenti che professano il Dio vivo ed attestano, come Pietro, che Cristo è il Figlio di Dio, il redentore del mondo. S. Girolamo amava dire che la Chiesa “è il noi dei cristiani”; e S. Ambrogio aggiungeva che: “è negli uomini che la Chiesa è bella”. Questa sera tutti dovremmo chiederci: e io, rendo la mia chiesa ancora più bella con la mia presenza e partecipazione costante, incisiva e collaborativa? Che tipo di pietra sono? Utile, solida, compatta? O debole, fragile, annacquata di umidità? Insomma, che tipo di pietra sono per l’edificio della mia comunità? E ancora, volgendo per un attimo lo sguardo verso il passato, per poi tornare a sintonizzarmi col qui e ora, dovremmo ancora chiederci: i Pastori che il Signore ha posto sul vostro cammino li avete sempre accolti come degli “inviati del Signore” per fare le Sue veci? In poche parole: li avete voluti bene? Sempre? E tutti indistintamente e senza preferenze? Lo psichiatra Vittorio Andreoli a partire da mercoledì 13 febbraio sul quotidiano Avvenire ha intrapreso un “viaggio culturale” che lo sta portando a riflettere su: il prete oggi nella nostra società. Parlando in prima persona ha affermato: “Non sono credente, ma voglio bene ai preti”. E poi ha anche aggiunto: “Tutti devono voler loro bene… sono figure importanti per tutti”. Stiamo vivendo il tempo forte della Quaresima, la grande primavera della Chiesa e tempo di conversione per ciascuno, cogliamo l’invito che il Papa ci rivolge attraverso il suo messaggio per questa quaresima, dove ci ricorda che: “alla scuola di Gesù possiamo imparare a fare della nostra vita un dono totale; imitandolo riusciamo a renderci disponibili, non tanto a dare qualcosa di ciò che possediamo, bensì noi stessi”. Fare qualcosa per gli altri, fare qualcosa per la propria comunità parrocchiale è qualcosa di possibile a tutti nella consapevolezza che tutti siamo importanti ma nessuno è indispensabile. A conclusione di queste riflessioni che affido a voi, affidiamoci nuovamente al Signore e chiediamo a Lui un particolare aiuto:
Illumina, Signore, gli occhi della nostra mente perché impariamo a vedere la Chiesa nella luce della fede, come comunità di salvezza, casa di tutti, luogo in cui ognuno incontra Cristo e ascolta la Sua Parola. Ma, nel contempo, essa diventi sempre più Centro di irradiazione dell’amore misericordioso di Gesù.
E a te, anziana Signora, Santa Casa di Loreto porgiamo i migliori auguri per i tuoi 420 anni di vita e di storia. Con lo stile e la bellezza che ti adorna ti diciamo che ti ammiriamo ancora perché ti mostri capace di accogliere i tuoi figli tra le due braccia e incantare tanti attraverso il tuo splendore. Continua ad essere sempre Madre premurosa e accogliente, così come hai fatto in questi lunghi anni, con chi ci ha preceduto e siamo certi che farai ancora con quelli che verranno anche dopo di noi, e nei secoli dei secoli. Amen.
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