LA CHIESA: CASA DELL’ACQUA E DEL PANE
E DELLA FRATERNITA’
RINATI DALL’ACQUA E DALLO SPIRITO
PER FORMARE UN SOLO CORPO
22 febbraio 2009
215° anniversario della Dedicazione della Chiesa di Loreto (Mola di B.)
Carissimi,
e' a voi, parrocchiani di “Loreto” che in questa circostanza rivolgo questo messaggio nel giorno in cui il nostro tempio ricorda il suo 215° anniversario di Dedicazione (1794-2009), che quest’anno coincide con la Domenica, Dies Domini, Dies Hominis, Dies Ecclesiae, giorno in cui la comunita' e' invitata a convenire in unum per far memoria del Risorto e, nutrendosi del Suo corpo, l’Eucarestia, diventare un solo corpo e un solo spirito in Lui, per formare la Chiesa, l’unita' cioe' di tutti i battezzati in Cristo.
Il S. Padre, Benedetto XVI nell’Udienza generale in Piazza S. Pietro del 15 0ttobre 2008 ha messo in evidenza come l’apostolo Paolo, attraverso le sue lettere“ sostiene che la Chiesa non e' solo un organismo, ma diventa realmente corpo di Cristo nel sacramento dell'Eucaristia, dove tutti riceviamo il suo Corpo e diventiamo realmente suo Corpo. Si realizza cosI il mistero sponsale che tutti diventano un solo corpo e un solo spirito in Cristo. CosI la realta' va molto oltre l'immagine sociologica, esprimendo la sua vera essenza profonda, cioe' l'unita' di tutti i battezzati in Cristo, considerati dall'Apostolo "uno" in Cristo, conformati al sacramento del suo Corpo.
Dicendo questo, - continua il S. Padre - Paolo mostra di saper bene e fa capire a noi tutti che la Chiesa non e' sua e non e' nostra: la Chiesa e' corpo di Cristo, e' "Chiesa di Dio", "campo di Dio, edificazione di Dio, ... tempio di Dio" (1Cor 3,9.16). Quest'ultima designazione e' particolarmente interessante, perché attribuisce a un tessuto di relazioni interpersonali un termine che comunemente serviva per indicare un luogo fisico, considerato sacro. Il rapporto tra Chiesa e tempio viene percio' ad assumere due dimensioni complementari: da una parte, viene applicata alla comunita' ecclesiale la caratteristica di separatezza e purita' che spettava all'edificio sacro, ma, dall'altra, viene pure superato il concetto di uno spazio materiale, per trasferire tale valenza alla realta' di una viva comunita' di fede. Se prima i templi erano considerati luoghi della presenza di Dio, adesso si sa e si vede che Dio non abita in edifici fatti di pietre, ma il luogo della presenza di Dio nel mondo e' la comunita' viva dei credenti. Nella Lettera a Timoteo Paolo qualifica la Chiesa come «casa di Dio» (1 Tm 3,15); e questa e' una definizione davvero originale, poiché si riferisce alla Chiesa come struttura comunitaria in cui si vivono calde relazioni interpersonali di carattere familiare. L'Apostolo ci aiuta a comprendere sempre piu' a fondo il mistero della Chiesa nelle sue diverse dimensioni di assemblea di Dio nel mondo. Questa e' la grandezza della Chiesa e la grandezza della nostra chiamata: siamo tempio di Dio nel mondo, luogo dove Dio abita realmente, e siamo, al tempo stesso, comunita', famiglia di Dio, il Quale e' carita'. Come famiglia e casa di Dio dobbiamo realizzare nel mondo la carita' di Dio e cosI essere, con la forza che viene dalla fede, luogo e segno della sua presenza” (Benedetto XVI, L’Insegnamento di Paolo sulla Chiesa. Udienza del 15.10.2008).
Ma tornando alla realta' ontologica della Chiesa, cioe' alla sua identita' e natura piu' profonda e alla sua missione, i Padri nell’antichita' dicevano che la Chiesa e' il “noi” dei cristiani. Cio' significa che la Chiesa non sono io da solo, e neppure due o tre o piu' che accordandosi formano un patto d’intesa e si dicono cosI chiesa!
Povero Lefebvre! Ad un certo punto della sua esperienza pastorale, circa 40 anni fa, decise di reagire a un cammino ecclesiale di riforma che la chiesa stava vivendo dopo il Concilio Vaticano II, e comincio' ad accarezzare atteggiamenti e modi di pensare riassumibili in espressioni come: “L’Eglise' c’est moi!”, “La Chiesa sono io!”.
Quasi a dire che la fede si sarebbe rifugiata in lui e nel piccolo gruppetto dei suoi seguaci. Tutti gli altri potrebbero essere paragonati, secondo la sua mente, frutti marci che si staccano dall’albero (cosI commentava la questione diversi anni fa Mons. Magrassi).
Qual e' lo scandalo di questa presunzione? L’orgoglio spaventoso che arriva a identificare la Chiesa con le singole persone. Le singole persone non sono la Chiesa!
“Quelli della Chiesa”
La coscienza popolare dei semplici spesso ha intuito cose difficili traducendole in espressioni semplici e alla portata di tutti.
La gente talvolta vedendo per strada alcuni laici, abituali frequentatori della comunita' parrocchiale, spesso nell’identificazione ha utilizzato, e lo fa tuttora, l’espressione “quelli della Chiesa”.
Gia', proprio cosI, per essere cristiani dobbiamo sentirci ed essere tutti uniti, insieme e attorno al Cristo, per essere cosI “quelli della Chiesa”.
Un Padre della Chiesa diceva: “Non puo' avere Dio per Padre chi non ha la Chiesa per Madre” (Ireneo Adv. Haer. III 24,1).
Non basta allora neppure semplicemente “andare in chiesa” per essere “quelli della Chiesa”, giacché per formare la Chiesa c’e' bisogno anche di “almeno un po’ di fede”.
S. Agostino, infatti, a proposito del’Eucarestia dice: “Se tu mastichi con i denti il Corpo del Signore, ma lo fai senza fede, tu mastichi un segno vuoto”.
E S. Girolamo, a proposito della Chiesa, dice: “Ecclesia non est alias nisi animae credentium in Christo” – “La Chiesa non e' altro che le anime che credono in Cristo”.
Nella Basilica di S. Paolo fuori le mura c’e' un grande Cristo gigantesco che riempie tutta la Chiesa. E’ proprio Cristo che riempie e da senso alla Chiesa. La nostra vita di fede dovrebbe consistere in un “lasciarsi afferrare da Lui” attraverso la Chiesa che ci dona Cristo stesso “diffuso e comunicato” (Bossuet) attraverso i segni sacramentali per una continua e progressiva crescita, giacche', come amava dire uno scrittore del III secolo, Tertulliano, “Cristiani non si nasce ma si diventa”.
Non basta dunque una vaga e anagrafica appartenenza alla Chiesa. Ancora oggi il Divino Maestro, Capo e Pastore del suo gregge, rivolge il suo invito: “vieni e seguimi”.
Non e' sufficiente una fede solo nozionistica o fatta di ricordi e memorie passate, e' necessaria “una vera esperienza attuale e sincera di Chiesa” fatta di conoscenza, celebrazioni e vita di fede.
Vivere la Chiesa con fede
Cristo in noi e' premessa fondamentale per vivere la Chiesa e non solo nella Chiesa.
In questo giorno assai caro alla nostra comunita' vorrei con tutta chiarezza ricordare e puntualizzare che:
Non c’e' Cristo in voi, care famiglie
quando chiudete la porta del cuore alla luce del Vangelo e alla grazia divina,
preferendo e anteponendo altro alla partecipazione domenicale all’Eucarestia.
Non c’e' Cristo in voi, cari adulti e giovani
quando vi chiudete in una logica egoistica ed individualistica
che sconfina in una visione materialistica dell’esistenza,
dove il calcolo, il tornaconto e il disinteresse per l’altro
diventano le “regole del gioco”,
che spazzano via ogni forma di attenzione al prossimo
che finisce con non incrociare piu' i nostri sguardi
d’amore e misericordia.
Non c’e' Cristo in voi cari anziani
se continuate a guardare gli altri con sospetto, critica distruttiva
o contestativa di ogni forma di operato, senza mai manifestare
accoglienza e sforzo per far sentire il giovane, lo straniero, il forestiero
o il semplice passante, a suo agio, quasi “come se fosse a casa sua”,
preoccupati, invece di non perdere la poltrona faticosamente
conquistata, o privilegi o diritti acquisiti col tempo.
Non c’e' Cristo in voi cari ragazzi e bambini
se perdete lo stile della semplicita', della spontaneita' e della gratuita'
che dovrebbe, invece, rendervi esempio da imitare per noi adulti
se desideriamo varcare, un giorno, la soglia della Porta del cielo,
giacché Gesu' stesso ha detto:
“Se non diventerete come bambini non entrerete nel Regno dei cieli”.
Non c’e' Cristo in voi, carissimi tutti,
quando pretendete di essere chiesa senza riferimento
ai Pastori, chiamati a guidare il vostro cammino!
Non c’e' Cristo in te, cara comunita' di Loreto,
quando non desideri con il tuo Parroco la comunione con lui
e non vedi in lui il punto di riferimento a cui bisogna
guardare e riferirsi sempre, senza paure e chiusure,
con lealta' e sincerita' che non ammette
una benevolenza solo apparente e menzognera.
Tutti vorrei esortare a crescere sempre piu' nella dimensione della fede, verso il raggiungimento della piena maturita'.
Mentre invito tanti ad “accellerare il passo” riguardo alla propria crescita spirituale, non posso, altresI, che ringraziare Dio per le tante persone che, nel silenzio e nel nascondimento, vivono una fede autentica ed esemplare, che sconfina anche in una carita' seria, sincera ed operosa.
Per tutto questo dico Deo Gratias!!!
Mentre vi esorto a pregare il Signore “affinché ci conceda di essere sempre piu' la sua Chiesa, il suo Corpo, il luogo della presenza della sua carita' in questo nostro mondo e nella nostra storia” (Benedetto XVI, Udienza generale del 15.10.08), vorrei con voi ringraziare Colui che ha inventato la Chiesa. Lo faccio con le parole di un teologo, grande innamorato della Chiesa, che quasi con lacrime di commozione di lei dice:
“E’ mia madre
perché mi ha generato alla vita,
per poco che io corrisponda,
di approfondirmi nella vita”.
(H. De Lubac, Paradosso e mistero della Chiesa, p. 15).
Per questo concludo esortando tutti a ricordare che:
Il TEMPIO e' casa di Dio,
casa della preghiera, dell’acqua e del pane
dove ci raduniamo ci dissetiamo e ci alimentiamo
alle sorgenti della salvezza.
Entra togliendo i saldali della mormorazione,
della superbia, dell'incredulita', del tuo io.
Mettiti il grembiule del servizio,
dell' amore per il prossimo,
dell' accoglienza dei fratelli.
Ama la parrocchia perché e' la tua grande famiglia,
difendila quando gli altri parlano male di essa.
Ama il TEMPIO dove la tua famiglia parrocchiale
celebra l'Eucarestia con tutti i fratelli
chiamati da Gesu' in assemblea domenicale
o nell’incontro feriale con le anime
che desiderano essere piu' fervorose nel cuore.
Ama la Parrocchia quando con le sue campane
>canta la gioia perché e' in festa
o il suo dolore per qualche triste avvenimento.
Ama la Parrocchia perché in essa vive Gesu'
sempre presente nel suo piccolo tabernacolo.
.
Ama la tua Parrocchia
Ama il parroco della Tua Parrocchia
perché le sue mani benedette ti donano Gesu' Eucarestia.
Ama la tua parrocchia perché non e' fatta di mattoni
ma di tanti cuori riuniti intorno a Gesu'.
Amala senza limiti, amala e falla amare perché la
Parrocchia sei tu, siamo tutti noi.
Auguri di vero cuore a tutti perché possiamo essere
Chiesa viva e gradita a Dio.
don Pasquale