LA PAROLA AL "NOSTRO
PASTORE" ...
Intervista a don Pasquale
sulla recente Visita pastorale
la visita pastorale e' giunta al termine e, come per ogni grande bella esperienza, e' giunto il momento di “tirare le somme”. chi meglio del nostro parroco don pasquale zecchini puo' aiutarci a fare cio'? ecco le sue parole a riguardo. buona lettura!
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e' la prima volta che da Parroco di una comunita' ricevi la visita pastorale?
Come parroco si'. Ma durante alla mia esperienza sacerdotale negli anni ’96 o ‘97, quando ero a Palo, ho vissuto la visita pastorale di Monsignor Magrassi. Le due visite pastorali sono state completamente differenti per due motivi, in primis perché mons. Magrassi e mons. Cacucci sono due persone diverse e in secondo luogo essere nelle vesti di parroco, comporta una responsabilita' diversa e un modo diverso di recepire l’esperienza.
Eri agitato?
Ho provato un po’ di stanchezza e di agitazione soprattutto nei giorni precedenti, per l’organizzazione, mentre nei giorni in cui la visita si e' svolta tutto e' andato per il meglio… La gioia di avere il Vescovo in casa procurava si' un po’ di ansia per l’attenzione in piu' che si doveva prestare, ma lui ha saputo mettere sempre tutti a proprio agio.
Sei felice, soddisfatto? Rifaresti qualcosa in maniera differente?
Si', sono soddisfatto e non rifarei nulla diversamente. Posso dire che io ed i miei validi collaboratori abbiamo pensato e preparato questa grande esperienza fin nei minimi dettagli e ogni cosa ha superato ogni piu' rosea aspettativa. Se posso fare degli esempi non mi sarei mai aspettato una partecipazione cosi' vivace nella fase iniziale quando, nonostante le intemperie, c’era una folla numerosa sulla piazzetta antistante la chiesa ad attendere il vescovo, soprattutto bambini che erano al massimo del loro entusiasmo.
Qual e' il tuo ricordo, il momento piu' bello di questa visita pastorale?
Indubbiamente tutti i momenti di colloquio, di scambio, di incontro… ma nella mia mente sono rimasti scolpiti in modo indelebile gli incontri e il rapporto tra il vescovo e i bambini… Vederlo ed ascoltarlo a scuola con i bambini –loquaci, interattivi, spontanei– e' stata un’incredibile scoperta, tanto piu' che da quell’incontro non mi aspettavo granché perché sfuggiva dalla mia organizzazione e mi preoccupava un po’.
La comunita' ha saputo sorprenderti, ovvero si e' impegnata al massimo?
Si', oltre ogni mia aspettativa. Talvolta mi chiedevo “ma ci sara' gente stasera?” ed ecco che tutte le mie paure si rivelavano infondate. Ricordo con gioia il sabato sera, quando, nonostante le intemperie, il salone era stracolmo. Impeccabile e' stata l’organizzazione dei preparativi di condivisione, mangerecci e non… Insomma, ho notato un’attenzione, una familiarita' che ordinariamente si fa fatica a percepire, ma che nei momenti straordinari compare e ti sorprende.
Come “Pastore” di questa Parrocchia, cosa ti senti di dire dopo questa grande esperienza vissuta insieme?
Io credo di poter affermare che la comunita' ha fatto un passo in avanti. Proprio perché ha vissuto con vivacita' e attenzione i vari momenti si e' posta nella logica del seme che cade e col tempo marcisce ma porta i suoi frutti. Vedo dei cambiamenti che si stanno gia' verificando e sono speranzoso e fiducioso per il futuro. Il mio desiderio adesso e' quello di avere fra le mani quelle conclusioni scritte che il vescovo fara' giungere quanto prima e che mi guideranno per il futuro.
Pare che la nostra comunita' abbia fatto un pieno di entusiasmo. Riesci a percepire questa voglia di “esserci”? E in te c’e' entusiasmo per questo? Ti senti anche tu parte della comunita'?
Generalmente si vede il prete come la fonte unica, la sorgente di tutto. Ed invece non e' cosi': vi posso assicurare che il prete e' felice se la comunita' e' felice, se c’e' questa osmosi, questa circolarita'. Notando che il vescovo ha riacceso molto entusiasmo, ha prodotto questa scintilla che ha permesso al fuoco dell’amore e della gioia di riaccendersi, anch’io mi sento coinvolto: respiro questo clima della comunita' e mi sento “rivitalizzato”.
A livello spirituale personale in cosa ti ha arricchito questa visita pastorale?
e' stata un‘esperienza bella perché ho avuto la possibilita' di vivere “gomito a gomito” col vescovo. Questo mi ha permesso di vederlo sotto altre vesti: non piu' e non solo come burocrate, come mio superiore, ma come padre, fratello, amico, come una persona un po’ piu' grande di me, con piu' esperienza. Non dimentichiamo che monsignor Cacucci e' stato parroco a Bari prima di essere vescovo, quindi ha maturato una conoscenza, una praticita', un’esperienza integrale riguardo alla Chiesa e a certe dinamiche che si vivono al suo interno. Io sono parroco da sei anni e non sempre ho la formula per tutto! La sua paternita', la sua vicinanza, la sua ricchezza umana e spirituale mi hanno aiutato ad accostarmi a certe situazioni anche sotto un'altra angolatura: il bicchiere lo si puo' vedere “mezzo vuoto”, ma anche “mezzo pieno”. Ecco, il vescovo mi ha insegnato a vederlo prima di tutto mezzo pieno!
Cosa ne pensi del nostro Vescovo Monsignor Cacucci? Qual e' la sua qualita' migliore dal tuo punto di vista?
e' una persona preparata soprattutto dal punto di vista umano, pedagogico. La sua parola avvincente, profonda e convincente, ha una grande capacita' comunicativa. Io amo monsignor Cacucci piu' come catecheta che come liturgista perché nella dimensione catechetica lui e' davvero coinvolgente, appassionante, ti prende per mano e ti conduce a certi momenti di riflessione che mai avresti previsto. Sa trovare la tecnica, il codice giusto per ogni fascia d’eta' e situazione.
visto che abbiamo da poco vissuto anche la festa di san giuseppe, approfitto per rivolgere a don pasquale qualche domanda su questo argomento. lui non e' stanco e continua a rispondermi con la grinta e la passione di sempre.
A festa di san Giuseppe conclusa, puoi dare un giudizio su come si e' svolta e sulla sua riuscita?
I cambiamenti che sto notando nella comunita' sono stati molto evidenti nell’organizzazione e nella conduzione della serata del 19 marzo. Ho visto una maggiore coesione tra i collaboratori ed ho notato uno stile meno di protagonismo e piu' di dono nella logica del mettersi al servizio della comunita', mettendo gli altri al primo posto. Questo ha portato tanti a stancarsi veramente ma sui loro volti ho visto i segni della gioia piu' che della stanchezza e cio' mi ha fatto pensare alle parole di Gesu': “C’e' piu' gioia nel dare che nel ricevere”.
Con il ricavato, quali progetti ed obiettivi porterai a termine?
Con il ricavato dello scorso anno c’e' stato il bisogno di acquistare un’amplificazione e una batteria per i nostri momenti di ritrovo e di gioia ed ho voluto dare il mio consenso piu' pieno. Anche quest’anno credo che mi mettero' in ascolto e mi affidero' alle decisione sagge di chi mi indichera' qualcosa, valutando le proposte.
Secondo te, organizzare una “sagra” o una “festa” in Parrocchia e' un progetto fattibile?
Su questo sono un po’ dubbioso. Noi dobbiamo essere comunita' di fede, comunita' educante. Le fiere, le sagre mi creano un po’ di imbarazzo e un po’ di perplessita' perché noi non dobbiamo concorrere con altri che nello specifico organizzano queste cose (come la Sagra del Polpo). Noi dobbiamo conservare sempre il nostro orientamento di condivisione, di fraternita' e un taglio educativo. Non so come potrebbe evolversi un’esperienza del genere ma per adesso non la incoraggerei.
Un messaggio, un consiglio per noi giovani. In cosa dovremmo migliorare?
Chiedo ai giovani di entrare sempre di piu' nelle dinamiche della comunita', diventare piu' corresponsabili. In questi giorni sto riflettendo su una domanda che il vescovo fece pubblicamente. “Ci sono dei giovani negli organismi di partecipazione della comunita'?” Ed effettivamente io ho considerato il fatto che nella consulta non ho chiesto una rappresentanza di giovani. C’e' un giovane educatore ma appunto ne fa parte perché educatore non giovane. Questo perché talvolta vedo i giovani un po’ ai margini per i loro mille impegni, anche condivisibili e comprensibili a volte. Chiedo ai giovani di non lasciare tanto spazio a chi ha fatto gia' un pezzo del cammino perché poi in futuro chi ci sara' a portare avanti iniziative come queste? Se non si matura un senso di affezione alla Parrocchia e un desiderio di subentrare in certi ruoli che oggi altri, grazie a Dio, accadra' che avremo una Comunita' composta per la maggior parte da persone adulte? Temo per il domani e vorrei tanto adoperarmi i giovani entrino sempre piu' nei tasselli dell’impegno, del servizio e delle esperienze belle della comunita', per essere loro i “continuatori” del futuro. Sono preoccupato anche della festa della Madonna d’Altomare alla quale si dedicano persone di una certa eta' che dopo anni e anni di fedelta' e passione si avviano inevitabilmente ad entrare nella fase del tramonto dell’impegno attivo. Ecco, i giovani in un prossimo futuro potrebbero interessarsi anche a queste feste, piuttosto che ad altri tipi di sagre in modo da incrementare la partecipazione giovanile e far si' che queste celebrazioni e avvenimenti non vadano nel dimenticatoio.
non mi rimane che ringraziare il parroco per la disponibilita' ed augurare a tutti che i buoni propositi, l’entusiasmo e la voglia di esserci per gesu' e per l’altro, risvegliatisi in noi grazie alla visita pastorale, rimangano impressi a lungo nelle nostre menti e diventino azione generosa, perché e' proprio vero che l’unione fa la forza!!!!
