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“LA MIA CONSEGNA A VOI” Saluto alla comunità S. Maria di Loreto in Mola di Bari nella celebrazione liturgica del “possesso canonico”del nuovo Parroco Sac. Pasquale Zecchini27 settembre 2005 Memoria di S. Vincenzo de’ Paoli
Rendo grazie a colui che mi ha dato la forza, Cristo Gesù Signore nostro perchè mi ha giudicato degno di fiducia chiamandomi al ministero (1 Tm 1,12).
Nei giorni scorsi, pensando a questo momento che abbiamo vissuto insieme, e alla missione che il Vescovo questa sera mi ha affidato, sono riaffiorati in me sentimenti di timore e tremore. Come il profeta Geremia, ancora una volta ho detto al Signore: Ahimè, Signore Dio, ecco io non so parlare, perchè sono giovane. Ancora una volta Lui mi ha ripetuto: Non dire: Sono giovane, ma va’ da coloro a cui ti manderò e annuncia ciò che io ti ordinerò... io sono con te per proteggerti. ...Ecco, ti metto le mie parole sulla bocca. ...Ti costituisco sopra i regni per sradicare e demolire ... per edificare e piantare (Ger 1, 5-10). Carissimi, vengo in mezzo a voi, dunque, non da me stesso, ma nel nome del Signore, per la mediazione dell’amabile Pastore della nostra Chiesa di Bari - Bitonto, S.E. Mons. Francesco Cacucci. Vengo dal mare e ritorno al mare. Sul mare si affaccia la mia Parrocchia d’origine di S. Girolamo. Con l’ordinazione diaconale prima, e presbiterale poi, sono salito su un colle, dove ho iniziato la mia esperienza presbiterale presso la Chiesa matrice di Palo del Colle, e lì sono rimasto per cinque anni. Ho continuato, fino ad oggi, la mia esperienza pastorale, sempre come vicario parrocchiale, presso una struttura caratteristica e atipica, una masseria, la Parrocchia di S. Marco nel rione Japigia di Bari. Oggi eccomi tra voi come Parroco, cioè come guida che parla, ammonisce e corregge il gregge affidato alle sue cure e premure. Arrivando in mezzo a voi mi hanno particolarmente colpito le barche ormeggiate sul porticciuolo antistante la facciata di questa bella Chiesa. La mia mente ha rievocato gli episodi evangelici che presentano Gesù che dalla barca spesso ha rivolto la sua parola, ha predicato alle folle, ha fatto, dunque, di una barca una Chiesa, una Parrocchia. Anche questa Chiesa sarà per noi una barca sulla quale ci staremo insieme e tutti possibilmente d’ora in avanti, con la certezza che non affonderà mai, perchè, oggi come allora, con noi ci sarà Lui. La nostra bussola sarà il Vangelo e quel pane che nella sua bontà il Signore continuerà a spezzare con noi, continuamente invitati al Suo banchetto. Io non so remare bene, ma siccome sulla barca non voglio starci da solo, sono certo che mi darete una mano e potrò così contare sulla vostra attiva e fattiva collaborazione. In tanti, in questi giorni mi hanno parlato bene di voi, gente laboriosa, affezionata a questa comunità, con un cammino di fede alle spalle. Cari amici vengo tra voi nella semplicità e a mani vuote, nel senso che non ho un programma o piano pastorale tutto mio da proporvi per il prossimo avvenire, cammin facendo capirò ciò di cui avete bisogno e vi offrirò percorsi e mete da raggiungere insieme. Non so fare miracoli, non ho neppure la bacchetta magica per risolvere immediatamente problemi e trovare risposte e soluzioni a situazioni. Come l’apostolo Pietro anch’io oggi dico a voi: Non possiedo nè oro nè argento ma quello che ho ve lo dò (Atti 3,6). Vi confesso subito un “difetto” che mi accompagna e del quale ne sono perfino fiero e poco disposto a cambiare: non mi accontento facilmente e di poco! Mio motto è “si può dare e fare di più”. Così come sono, questa sera mi consegno a voi. A voi dico il mio ECCOMI, d’ora in poi potrete contare su di me, per quell’aiuto che saprò e potrò darvi, con la promessa di difendere questo gregge dai “lupi rapaci” ed essere particolarmente vicino ai deboli e indifesi e soprattutto ai poveri, a imitazione di S. Vincenzo de’ Paoli, apostolo dei diseredati, poveri e bisognosi di ogni genere nella cui memoria liturgica abbiamo vissuto questa celebrazione. Come il profeta Isaia prometto: “Per amore del mio popolo non tacerò, mi farò voce di chi non ha voce”. Guardando indietro al passato posso dire che tutto ciò l’ho già fatto in questi miei primi undici anni di esperienza e ministero presbiterale, per questo mi impegnerò per continuare il cammino sulla stessa strada. Ho detto che non ho programmi pastorali già inscatolati e pronti per l’uso da offrirvi, ma qualche sogno e desiderio lo avrei da proporvelo. Mola si affaccia sul mare. Ha tutti i requisiti per essere paese aperto e accogliente. Per questo sogno una comunità aperta e accogliente verso tutti. I Vescovi Italiani definiscono la Parrocchia “casa tra le case degli uomini” (CVMC). L’invito che rivolgo a questa comunità è quello di lavorare insieme per crescere nella comunione e nella stima reciproca, nello stile che S. Paolo suggerisce del “gareggiare nello stimarsi a vicenda”, il tutto, non attraverso una semplice filantropia di sapore tutto umano, ma attraverso l’aiuto della Parola di Dio proclamata e celebrata nella divina liturgia, che deve fare della Parrocchia terreno in cui la stessa Parola produce i suoi frutti di apertura al prossimo, compresi i lontani. Don Primo Mazzolari (1890-1959), grande testimone di un cristianesimo vivo e profetico, diceva: “La Parrocchia deve tornare a essere lo strumento efficiente di una carità senza limiti, come senza limiti sono i bisogni dei parrocchiani, dei vicini, che sono pochi, dei lontani che sono molti”. Per realizzare le attese le speranze che mi sono dinanzi non chiedo altro al Signore se non, come Salomone, la sapienza e la saggezza nel governare questo popolo, “un cuore saggio e intelligente” (1 Re 3, 5.7-12).
Carissimi parrocchiani, leggo già sui vostri volti una domanda e un invito che mi rivolgete, che per la verità tormenta dentro tanti, oggi, e che, il Vangelo ci dice, i greci un giorno rivolsero a Filippo: Vogliamo vedere Gesù! Di Lui vengo a parlarvi. Lui vengo a rendere presente tra voi attraverso gli umili ma efficaci segni sacramentali, perchè possiamo, poi, impegnarci a esprimere nella vita quanto abbiamo ricevuto mediante la fede (Sacrosanctum Concilium 10).
E ora, brevemente passo ai saluti e ringraziamenti: - Il primo grazie lo abbiamo insieme rivolto al Signore, in questa celebrazione, per quanto continua ad operare nella sua Chiesa; - Ancora un ringraziamento particolare va’ a P. Arcivescovo, che nel propormi questo nuovo incarico mi ha fatto intendere di conoscere bene questa comunità. A Lui prometto di guidare il suo cammino in comunione con tutta la Chiesa locale e in obbedienza al suo Magistero Episcopale, ricordando che la “Parrocchia è cellula della Diocesi” (AA 10). - Grazie alle autorità eventualmente presenti a questa celebrazione (io non conosco ancora nessuno, quì a Mola, ma imparerò quanto prima a farlo), a tutti coloro che hanno, in qualche modo responsabilità civili e sociali, con la richiesta di continuare a collaborare insieme, per una lavoro sinergico e fecondo, nello stile dell’autonomia dialogica, per promuovere il bene comune. - Grazie ai tanti sacerdoti che si sono resi presenti a questo momento anche con la sola preghiera, amici e fratelli nel sacerdozio la cui vicinanza fisica e spirituale mi fa sperare nel loro sostegno e aiuto rendendo così “il mio carico più leggero”. A tre vorrei rivolgere un particolare saluto, consentitemelo: il Vicario di questa vicaria don Giovanni Pedone che ho conosciuto nella mia adolescenza, quando da chierichetto ho servito la “messa del fanciullo” che lui veniva a celebrare presso la mia Parrocchia d’origine di S. Girolamo, negli anni in cui era segretario particolare dell’Arcivescovo Mons. M. Magrassi. Di lui ho conservato sempre una caro ricordo, mi riempie di gioia ritrovarlo, questa sera, in questa vicaria; don Antonio Bonerba, mio Parroco d’origine nella stessa Parrocchia di S. Girolamo. Nel 1988 destino volle che io iniziassi il cammino di formazione presso il Seminatrio Regionale di Molfetta e lui iniziasse una nuova esperienza pastorale presso la Parrocchia di S. Rita che ha letteralmente costruito con la sua pazienza e tenacia, e che domani sarà immeso, sempre dal nostro Arcivescovo, in una nuova realtà pastorale, la Chiesa matrice di Triggiano. Infine non posso omettere di ringraziare il carissimo don Raffaele che con pazienza, determinazione e soprattutto precisione (lo abbiamo notato particolamente questa mattina nella fase di “passaggio delle consegne”) ha guidato questa comunità che questa sera lascia per intraprendere un nuovo cammino. A lui prometto che insieme lo accompagneremo con la nostra preghiera. - L’ultimo grazie lo rivolgo a tutti voi che questa sera mi accogliete, a tutti vorrei stringere almeno la mano, lo farò al termine di questa celebrazione, rimandando ai prossimi giorni una conoscenza più completa e fraterna.
Un grazie di cuore a tutti!
don Pasquale |