FESTA DELLA DEDICAZIONE DELLA CHIESA

S. MARIA DI LORETO – MOLA DI BARI

213 ANNIVERSARIO

22 febbraio 2007

“Casa mia”

Cara Chiesa di Loreto, ogni anno in questo giorno sei orgogliosa di vantare la tua veneranda età e ricordare a tutti il tuo essere rimasta qui, tra lealterne vicende degli uomini e del tempo, senza mai stancarti di esercitare la tua maternità accogliente, premurosa e affettuosa verso i tuoi figli. Si, lo sappiamo, tu non vivi solo per te stessa e non godi nell’ostentare le belle pietre che ti adornano, ma continuamente ci ricordi che sei il prolungamento visibile nella storia della missione del Figlio, dello Spirito Santo volute dal Padre. Tu ci ricordi che non vivi di luce propria, ma riflessa! E’ Cristo infatti che ti ha voluta, è Lui che oggi ancora ti guida perché appartieni a Lui, sei la SuaSposa (cfr Mt 16,18). E noi, “amici dello Sposo” desideriamo camminare con te e lasciarci guidare verso l’incontro “più ravvicinato” con lo Sposo. Oggi sentiamo il bisogno di ringraziarti perché spesso “ci nutri con fior di frumento e ci sazi con miele dalla roccia” attraverso i Sacramenti che ci doni, che ci permettono di vivere un’alleanza sempre più forte con il tuo Sposo e nostro Signore e Pastore. Ti chiediamo altresì perdono perché talvolta ti “usiamo” per le nostre necessità anziché trattarti da “donna d’onore”; veniamo a te, prendiamo ciò che ci serve e scappiamo via subito. Ci accostiamo a te come ad un supermercato con la stessa logica del “cash and carry”, prendiamo cioè ciò che ci serve, ciò che è più conveniente esubito dopo corriamo via. Eppure col suono dolce e melodioso delle tue campane, tra chiasso e frastuono di macchine e di gente che corre, ci inviti ripetutamente ad accostarci all’altare dell’alleanza nuova e coma madre tenera continui a radunare il gregge disperso per ricondurlo sotto la guida del Buon Pastore. La celebrazione eucaristica domenicale dovrebbe vederci tutti uniti attorno allo stesso altare per ricevere l’unico pane spezzato e spingerci così a conformarci a Colui che “ha dato la sua vita per noi” e imparare ad avere gli “stessi sentimenti di Cristo Gesù” (cfr Fil 2,5), capaci, cioè, di portare amore dove c’è odio, giustizia dove giustizia non c’è, verità dove c’è menzogna, calore dove c’è freddezza, attenzione dove c’è solitudine. Spesso invece anteponiamo altro a questo appuntamento domenicale,giustificando la nostra assenza con l’espressione classica del “non ho tempo”. Povero Gesù! Lui ha dedicato la sua vita per gli uomini, tutt’ora “dedica le Sue giornate per seguire le nostre situazioni e vicissitudini e noi “non bbiamo tempo per Lui”! Ma tu come  “Mater et Magistra” non ti arrendi a questa mediocrità e  superficialità di noi uomini peccatori e bisognosi di misericordia, per questo ci scuoti e ci sproni con le parole dell’Apostolo: “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la v0lontà di Dio, ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto” (Rm 12) L’evangelista Luca negli atti degli Apostoli ci offre quasi un ritratto in cornice della prima comunità parrocchiale della storia: “Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere… Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno” (At 2,42-45). Con la memoria del passato dobbiamo protenderci verso il futuro senza lasciarci imprigionare da ricordi di un tempo che non ritornerà più con i suoi schemi ormai da archiviare e da conservare in musei. Perciò, cogliendo il suggerimento dell’Apostolo: “anche noi, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci intralcia, corriamo con perseveranza nella corsa, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede” (Eb 12,1-2a).     Nell’avventura della fede è necessario non sentirsi mai “degli arrivati” e non porgersi così nei confronti di chi si affaccia da poco o per la prima volta nella “casa del Signore”. L’atteggiamento del povero Lazzaro può favorire il sentirsi tutti discepoli in cammino alla sequela del Maestro che ancora cammina con noi sulle strade del mondo, Lui che ama servirsi di “Suoi Rappresentanti” e “Ambasciatori” per far giungere oggi la Sua Parola, i Suoi voleri e azione d’amore. Lo stare con Lui deve portare anche noi ad andare, anche a noi Egli dice ancora: “anch’io vi mando” (Gv 20,21); “Andate e predicate il Vangelo” . L’andare dev’essere conseguenza dell’essere stati afferrati da Lui, conquistati dal Suo amore, dall’essere stati guariti da Lui. Ad un tale, che dopo la guarigione ricevuta voleva rimanere con Lui, Gesù gli disse: “Và nella tua casa, dai tuoi, annunzia ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ti ha usato” (Mc 5,19). Lo stare con Gesù implica il mettersi in movimento per annunciare le meraviglie che opera nella storia e in ciascuno: “Ogni giorno, nel tempio e a casa, non cessavano di insegnare e di portare il lieto annunzio che Gesù è il Cristo” (At 5,42). Cara Chiesa di Loreto, composta di pietre vive (cf 1 Pt 2,4-5) ti chiedo in questo giorno di offrirmi il tuo prezioso contributo attraverso una sincera, paziente,attiva collaborazione per realizzare i progetti che il Pastore perfetto desidera per noi. Ti chiedo di accogliere e meditare spesso quanto il Signore ti dice attraverso la mia persona. Ti ricordo che io non sono qui per proporti un mio programma personale. Non ho deciso io di abbracciare questo cammino, di incrociare e sposare te, comunità di Loreto. Io sono qui come Rappresentante di Cristo stesso e in obbedienza a Lui, primo Parroco di questa comunità, presto il mio servizio in Sua vece. Ti rivolgo una preghiera: non dire “non è per me”, e magari aggiungere: “ti farò sapere” per poi cestinare il tutto. Con più ottimismo vorrei sentirti dire: “ci proverò” e incoraggiare gli altri dicendo: “sforziamoci tutti”, “mettiamoci insieme, lavoriamo insieme per…”. Potrebbe aiutarci l’Apostolo Pietro che nella circostanza e bella  esperienza della Trasfigurazione sul Tabor dichiarò con gioia: “E’ bello per noi stare qui”. Anche noi dovremmo dire più spesso: E’ bello stare quì, in questa casa”. Subito dopo dovremmo impegnarci ad essere “collaboratori domestici” dell’edificio materiale e spirituale che è la Chiesa. Cara Chiesa dobbiamo impegnarci di più superando la tentazione di ammirarti semplicemente come una “vetrina” ma essere più disposti a “sporcarci le mani” per renderti sempre più bella e attraente agli occhi di Cristo e degli uomini. Forse il segreto è quello di imparare ad amarti di più. Il grande Giovanni Paolo II amava dire che “La Chiesa è un movimento e penetra nei cuori e nelle coscienze”. E un grande educatore di giovani, don Lorenzo Milani, con i suoi ragazzi amava l’espressione: “I Care!”, che vuol dire: “Mi sta a cuore”, “m’interessa”, “ci tengo a…”. E’ quanto anche noi oggi dovremmo poter dire con le labbra e soprattutto con il cuore: "I Care Eclesiam Dei. I Care Santam Domum Lauretanae Ossia: “Non si tocca la Chiesa. Non si tocca la Chiesa di Loreto”

Perché, come il poeta Ungaretti intitola una breve lirica, anche noi dovremmo attestare con fierezza, grande gioia e orgoglio che la Chiesa è: "Casa mia” Sac. Pasquale Zecchini