212 Anniversario della Dedicazione della Chiesa

S. Maria di Loreto – Mola di Bari22 febbraio 2006-02-25
Riflessione omiletica

Del Parroco Sac. Pasquale Zecchini
"AL CENTRO DEL “VILLAGGIO”La Chiesa: una comunità da amare e un cammino da fare insieme

            La consacrazione di questo edificio, secondo le fonti storiche, avvenne in questo giorno esattamente 212 anni fa, il 22 febbraio 1764 ad opera di Mons. Gennaro Guevara dei Duchi di Bovino. Si addice in questo giorno  e in questa celebrazione eucaristica una stropicciata agli occhi che ci consenta di guardare e ammirare con più stupore questo Tempio, capolavoro di arte e fede.
Le pietre di questo Tempio svolgono un ruolo importantissimo; oltre ad essere ammirate rinviano l’attenzione del credente a Colui che abitualmente abita questa santa Dimora, potremmo definirlo il “Padrone di Casa”, il Cristo Risorto, il Tempio per eccellenza.
La celebrazione odierna c’invita, dunque, oltre a contemplare i bei mattoni che compongono questo tempio, a guardare anche a Cristo, Pietra fondamentale dell’Edificio spirituale, e a riconsiderare il nostro ruolo di “pietre vive” dello stesso Edificio. 
S. Pietro nella su 1 lettera scrive: “Stringendovi a lui, pietra viva, … Anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, >per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio” (1 Pt 2,4-5)
Sorge spontanea una domanda: Cosa è la Chiesa, chi l’ha inventata? La Chiesa è realtà voluta dallo stesso Gesù che n’è rimasto a capo come “pietra angolare” della costruzione. A Pietro Gesù consegnerà l’amministrazione non la titolarità della Chiesa; infatti dice: “Su questa pietra edificherò la mia Chiesa
E’ nella Chiesa che si diventa cristiani, è Lei che come madre ci genera alla fede mediante il Battesimo e ci rivela il mistero  di Cristo e l’amore misericordioso del Padre. E’ nella Chiesa che facciamo esperienza del divino, riceviamo le energie attraverso il dono dello Spirito, donatoci mediante i sacramenti e la preghiera. Ma alla Chiesa non si va solo per ricevere, ma anche per dare. La Chiesa ha bisogno dell’impegno di tutti nel diventare ascoltatori e comunicatori del Vangelo in questo mondo che cambia. Guai quando una comunità cristiana perde di vista il Vangelo nel suo cammino di costruzione, crescita e maturazione di fede! I Vescovi italiani scrivono: “Il Vangelo è il più grande  dono di cui dispongono i cristiani. Perciò essi devono condividerlo con tutti gli uomini e le donne che sono alla ricerca di ragioni per vivere” (cf CEI, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, n. 32).La Chiesache si incarna nella piccola cellula del grande edificio, la Parrocchia, non deve essere scambiata per un supermercato dove si va per vedere se c’è, o meno, qualità e  convenienza, o per estrema necessità e fabbisogno occasionale, per poi ritornare per le prossime urgenze.
La Chiesa è anzitutto comunità di discepoli di Gesù, non vive per prodotti da reclamizzare o vendere, ma suo compito peculiare è offrire e facilitare l’incontro con una Persona importante che ha dato la vita per tutti: Gesù, il Cristo vivente, ieri, oggi e sempre.
Pur essendo il Parroco responsabile primo ed ultimo della Parrocchia, tuttavia tutta la responsabilità non può gravare solo su di lui, e perciò la Chiesa ha bisogno della corresponsabilità dei laici, per poter sempre più diventare comunità dove ciascuno si senta accolto e dove ciascun membro si riscopre utile ed essenziale per la comune edificazione. Proprio come una casa la Parrocchia dovrebbe essere luogo in cui si cresce e si fa esperienza dell’amore di Dio, vissuto in una dimensione comunitaria e fraterna, dove ci s’impegna per comprendere e farsi comprendere. Una comunità non deve avere il solo obiettivo dell’efficienza, dell’organizzazione e delle “cose da fare”, ma anzitutto deve avere a cuore la preoccupazione di vivere e far vivere l’incontro reale con Gesù, prima di tutto attraverso la Celebrazione eucaristica domenicale, da dove si può attingere forza e speranza che ci porti ad essere cristiani nella quotidianità e in tutti i luoghi che tocchiamo nelle nostre giornate.
Tocca a tutti trasmettere la gioia di seguire Gesù e mostrare agli altri la bellezza del vero volto della Chiesa.
Per quanto concerne il “mandato” che ho ricevuto dal Vescovo come Parroco, che mi vede alla guida di questa comunità, con tutta franchezza voglio affermare che ciò che più mi sta a cuore è l’attenzione alle persone. Non amo comunità simili ad imprese dove il parroco corre il rischio di essere considerato quasi un dirigente e capo del personale, e così valutare i suoi “sudditi” per la loro capacità “produttiva”. Non è questo ciò che Gesù intendeva edificare pensando alla futura costruzione e impianto ecclesiale.
Le energie migliori una comunità dovrebbe spenderle nell’accoglienza e formazione umana e cristiana delle persone: adulti, giovani e fanciulli.
La legge del perdono, poi, nella logica del “Divino Fondatore” deve essere a fondamento della Chiesa; ciò significa che in una realtà parrocchiale si dovrebbe respirare continuamente un clima di perdono e stima vicendevole con rapporti cordiali, trasparenti e fraterni.

Amate la Chiesa!
E’ questo l’invito che oggi vi rivolgo in questa circostanza come Parroco di questa comunità e vostra guida spirituale.
Amatela con i suoi pregi e difetti.
Amate questa Parrocchia con il suo passato, presente e futuro, sforzandovi di riconoscere, con le lenti della fede, la presenza di Cristo, la sua mano paterna che mai ha abbandonato, come Pastore eterno e perfetto del gregge, questa comunità soprattutto tra le alterne vicende vissute.

Date alla Parrocchia un pò del vostro tempo gratuitamente: “Nessuno è così povero da non aver niente da dare, nessuno è così ricco da non aver niente da ricevere”: è quanto ho letto una volta su una mattonella appesa al muro di una parete che ritengo saggio e possibile.
La Chiesa è opportunità che ci vien data per fare qualcosa per gli altri senza nulla ricevere in cambio e attualizzare così l’esortazione di Gesù: Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date!
Possa la nostra Parrocchia, con lo sforzo di tutti, diventare riferimento per tutti ed essere così al “centro del villaggio” sempre, cioè, al centro delle nostre attenzioni e situazioni di vita, e non spazio di sosta o d’occasionale o periferico rifugio.
Possa ciascuno di noi sentirsi mattone vivo di quest’edificio, senza, però, alcuna pretesa di “riguardo” per criteri di anzianità o di “diritti acquisiti”, ma importante per la crescita comune.
Tutti dovremmo oggi poter dire: Grazie, Signore, per averci regalato la tua Chiesa. Aiutaci ad essere tuoi collaboratori per essere fedeli ogni giorno all’opera che ci hai affidato.

Mi piace terminare queste riflessioni con uno scritto anonimo:

Il mattone
Il muratore posava il mattone
sul letto di cemento
con gesto preciso
ella sua cazzuola;
vi gettava una copertura,
e senza chiedergli il parere
posava su
un nuovo mattone.
A vista d’occhio
le fondamenta salivano,
la casa poteva elevarsi
alta e solida
per ospitare uomini.
Ho pensato, Signore,
a quel povero mattone
interrato
alla base del grande edificio.
Nessuno lo vede,
ma lui fa il suo lavoro
e gli altri hanno bisogno di lui.
Signore, non conta che io
sia in cima alla casa
o nelle fondamenta,
purchè io sia fedele,
al mio posto,
nella Tua Costruzione.
(anonimo)