S. Natale 2008
Lettera a Gesù Bambino
Caro Gesù,
eccoci
giunti a un nuovo Natale che nessuno sa definire se, migliore, uguale, o
addirittura, peggio degli altri.
Non
sappiamo, ad esempio, se siamo migliorati o peggiorati, se, cioè,
siamo diventati più buoni o cattivi, più ricchi o più
poveri. Sono in tanti a lamentarsi del fatto che i soldi non bastano
più e viviamo nella paura che a qualcuno venga a mancare il posto di
lavoro.
Molti
cercano di sfidare la fortuna giocando all’enalotto, gratta e vinci e
giochi di questo genere, quasi per esorcizzare una possibile sciagura di
fallimento economico o sperare semplicemente in un “colpo di
fortuna”, capace di far oltrepassare il limite del “tirare a
campare” e vivere una vita migliore.
Certamente
viviamo in un’epoca di grande confusione, di complessità e
conflittualità in tutti i campi: politico, economico e sociale in
genere. Forse stiamo pagando il prezzo di scelte fatte ed errori commessi in
un passato non troppo lontano, e solo ora ci stiamo accorgendo che il mito
del superman di ieri e di
oggi, in realtà è solo una’utopia, in quanto l’uomo
si riscopre poi fragile e limitato e forse anche egoista, presuntuoso e
feroce. Quell’uomo sicuro di sé, esaltato per le scoperte
scientifiche e tecnologiche che attribuisce alla sua bravura e intelligenza,
fa i conti con un tremendo e pauroso vuoto che lo accompagna, e scopre che le
sue certezze e acquisizioni non sono definitive, ma fragili e poco durature
nel tempo, che corrono, così, il rischio, prima o poi, di crollare
come è accaduto nella terra dell’Abruzzo, dove il terremoto ha
fatto crollare strutture e
abitazioni, lacerando e distruggendo intere famiglie e lo stesso Paese.
Osservando,
dunque, attentamente il vissuto dei nostri giorni, caro Gesù, ci viene
quasi spontaneo chiederTi: Come
mai la religione del Dio che si è fatto uomo non si è
incontrata con la religione dell’uomo che si fa Dio?
Cosa,
cioè, dello scambio che Ti prefiggevi di operare non ha funzionato?
Sei Tu
che dal cielo sei sceso a “mani vuote” o è
l’uomo che non ti ha
consegnato le sue povertà e non si è lasciato cambiare il cuore
attraverso la Tua venuta?
Ha
ragione il Papa quando insiste col definire pericoloso quella forma di “dittatura
del relativismo etico” che continua a imperare nel vissuto
dell’uomo contemporaneo e nella cultura che viviamo, che:“non
riconosce nulla come definitivo e lascia come ultima misura solo il proprio
io e le sue voglie” (catechesi del 16.12.2009).
Urge
da parte dei cristiani un contributo più incisivo all’interno
della società da rieducare
attraverso proposte di valori più convincenti e capaci di spianare la
strada per un futuro migliore da offrire alle nuove generazioni e
beneficiarne, comunque, tutti.
Questo
esige da parte dei credenti, una adesione più convinta al Vangelo, e
ai valori che ne scaturiscono da esso, da vivere e proporre alla
società più ampia che va al di là dei confini
circoscritti della sacrestia e del cortile della Parrocchia.
Il
mondo, oggi, avendo perso la bussola del suo camminare e agire, chiede,
più che mai, idee, valori, principi, e soprattutto testimoni a cui
ispirarsi, per spezzare la pretesa di monopolio sul mercato del “grande
fratello” e dei reality
altamente diseducativi e realizzare l’anelito di una vita più bella,
più significativa e più felice, alla quale tutti tendiamo.
Con la
Tua nascita, caro Gesù, si realizza la profezia di Isaia: “Il
popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che
abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai
aumentato la letizia” (Is 9,1). Ma questa luce dobbiamo accoglierla,
desiderarla, non restituirla al Mittente. Il Natale è la festa della
speranza che Tu vieni a ridonarci, ma che tocca a noi, poi, coltivarla e
farla germogliare.
In
questa notte Santa, caro Gesù, donaci di comprendere che, anche se abbiamo sbagliato,
c’è sempre la possibilità di ricominciare e che sul
nostro cammino ci sei Tu che ci offri la Tua mano e ci inviti a rialzarci e a
riprendere il cammino senza mai lasciarci soli.
Aiutaci,
dunque, o Re divino, a convincerci che il Natale è possibilità
offerta a tutti di scelta di nuove vie come quella della pace,
dell’impegno per la giustizia,del dialogo e dell’offerta
reciproca del perdono.
Il Tuo
Natale sia per tutti noi una grande “Lectio Magistralis in ars
educationis”, che ci faccia imparare a rispettarci e amarci, nella
ricerca dell’unico scopo fondamentale che è il bene comune.
Aiutaci a comprendere la Chiesa come luna baciata dai raggi solari, e come
riflesso della tua ombra e della tua presenza nascosta sotto il velo dei
segni.
O
Divino Salvatore, ti preghiamo, accendi nella nostra comunità
parrocchiale il fuoco nuovo del tuo amore, affinché riusciamo a
diffondere questo calore attraverso un’azione educativa a tutto campo
con i necessari ingredienti della speranza paziente e della carità
attiva e operosa. Benedici questi divini propositi, caro Gesù, e come
ultima cosa ti chiediamo: “ora
pro nobis peccatoribus nunc et
semper” . Amen.
don Pasquale